Parrocchia di Terme Vigliatore

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore
E-mail Stampa PDF

Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 10.00 S. Maria delle Grazie

ore 11.30 S. Maria delle Grazie

ore 17.30 Chiesa dei Benedettini


ore 19.00 S. Maria delle Grazie

FERIALI

ore 17.30 Chiesa dei Benedettini


SABATO

ore 09.30 Cappella SS.Crocifisso (cimitero)


ore 17.30  Chiesa dei Benedettini


 
E-mail Stampa PDF

Lectio Divina 

Lunedì  14 gennaio 2018 - Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

 

Venite e vedrete
La chiamata dei primi discepoli
Giovanni 1, 35-42

1. Orazione iniziale

Pastore buono, Padre mio, tu anche oggi scendi dai monti eterni e porti con te il tuo gregge e lo conduci verso i pascoli verdeggianti, di erbe fresche, di acque buone. Tu oggi mandi avanti a te la tua pecora prediletta, l’Agnello che ami di incommensurabile amore; Tu ci doni il tuo Figlio Gesù, il Messia. Eccolo, è qui. Ti prego, aiutami a riconoscerlo, a fissare su di Lui il mio sguardo, il mio desiderio, la mia attesa. Fa’ che io lo segua, che non mi distacchi da Lui, che entri a casa sua e lì rimanga, per sempre. La sua casa, o Padre, sei Tu stesso. In te io voglio entrare, voglio vivere. Il soffio del tuo santo Spirito mi attiri, mi sospinga e mi unisca in amore a Te e al Figlio tuo, il mio Signore, oggi e per tutti i secoli dei secoli. Amen.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto:

Questo brano ci immette all’inizio della narrazione evangelica di Giovanni, scandita dal susseguirsi di una settimana, giorno dopo giorno. Qui siamo già al terzo giorno da quando Giovanni il Battista ha iniziato a dare la sua testimonianza su Gesù, giunta ormai a pienezza, con l’invito ai discepoli a seguire il Signore, l’Agnello di Dio. In questi giorni si inaugura il ministero di Gesù, Parola del Padre che scende in mezzo agli uomini per incontrarli e parlare con loro e dimorare in mezzo a loro.

Il luogo è Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava: qui avviene l’incontro col Verbo di Dio e inizia la vita nuova.

b) Per aiutare nella lettura del brano:

vv. 35-36: Giovanni Battista vive un’esperienza fortissima di incontro con Gesù; infatti è precisamente qui, al terzo giorno, che egli lo riconosce pienamente, che lo proclama con tutte le forze e lo indica come vera via da seguire, come vita da vivere. Qui Giovanni diminuisce fino a scomparire e giganteggia come testimone della luce.

vv. 37-39: Avendo accolto la testimonianza del loro maestro, i discepoli di Giovanni cominciano a seguire Gesù; dopo aver ascoltato la voce, essi incontrano la Parola e si lasciano da essa interrogare. Gesù li guarda, li conosce e inizia il suo dialogo con loro. Egli li porta con sé, li introduce nel luogo della sua dimora e li fa stare con Lui. L’evangelista registra l’ora precisa di questo incontro faccia a faccia, di questo scambio di vita tra Gesù e i primi discepoli.

vv. 40-42: Subito la testimonianza divampa; Andrea non può tacere ciò che ha udito e visto, ciò che ha sperimentato e vissuto e diventa subito missionario, chiamando suo fratello Pietro all’incontro con Gesù. Egli, fissando il suo sguardo su quell’uomo, lo chiama e trasforma la sua vita: era Simone, ora è diventato Pietro.

c) Il testo:

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

Leggi tutto...
 
E-mail Stampa PDF

IIa Domenica del Tempo Ordinario  –  B

La liturgia della Parola di questa domenica è dominata dai due racconti vocazionali della prima lettura e del Vangelo. Il primo ha per protagonista Samuele, chiamato ad essere profeta e sacerdote; il secondo riguarda i due fratelli Andrea e Pietro, chiamati a diventare Apostoli.
Un primo aspetto appare subito rilevante: l’iniziativa della chiamata parte sempre da Dio, il quale agisce con perseveranza e delicatezza. Nel caso di Samuele il Signore chiama durante la notte, nel silenzio del riposo, in modo reiterato, perché l'uomo comprenda ed accolga la chiamata.
Nel caso di Pietro e Andrea, Gesù si intrattiene con loro in dialogo: domanda dapprima: «Chi cercate?», poi propone: «Venite e vedrete». L’iniziativa vocazionale di Dio si sviluppa dunque attraverso percorsi umani, nei quali il Signore costantemente chiama, nel pieno rispetto dei tempi di risposta, é perseverante e al tempo stesso delicato.Un ulteriore elemento particolarmente significativo, sempre in linea con la concretezza della chiamata di Dio, sembra emergere dal ricorso ai sensi.Per Samuele Dio ricorre all’udito: il giovane "sente" la voce di Dio che lo chiama e la riconosce come familiare, egli, per ben tre volte, la scambia per quella del suo maestro Eli. Per Pietro e Andrea il Signore ricorre al senso della vista: Andrea "vede" passare Gesù e lo segue; Gesù "vede" che lo seguono, poi dice: «Venite e vedrete». Essi "videro" dove abitava Gesù. Quando poi anche Pietro viene accompagnato da Gesù, Egli fissò lo sguardo su di lui, rivelandogli la sua nuova identità: «Ti chiamerai Cefa».Nel contesto della vocazione acquistano particolare importanza i verbi "cercare" e "trovare". Nella prima lettura è certamente Dio che cerca Samuele e questi, su invito di Eli, si lascia trovare. Nel Vangelo invece sono i futuri Apostoli a cercare l’incontro con Cristo, mossi dall’invito di Giovanni Battista, che lo vede passare e lo riconosce; Gesù poi, fermandosi, si lascia trovare. In questa dinamica entrambi i racconti presentano la figura fondamentale di un mediatore, tra Dio e il chiamato, per aiutare quest’ultimo a riconoscere la propria chiamata.La vocazione compie pienamente l'umanità del chiamato. Quando si lascia trovare, colui che viene cercato e chiamato compie la propria identità. Samuele, nelle prime tre chiamate, si presenta come «servo che ascolta»; ma quando riconosce la voce di Dio e ne accoglie la chiamata, egli diventa profeta e sacerdote. Emerge, con sempre grande stupore, come nella vocazione si manifesti pienamente l’identità di Dio: Andrea, al primo incontro con Gesù, lo chiama «Rabbì», ma quando incontra il fratello Pietro e lo invita a raggiungere Gesù, lo indica come «il Messia», che è stato incontrato-trovato.Gli elementi messi in luce ricordano come ogni vocazione sia sempre l’espressione di un profondo rapporto d’amore tra Dio e il chiamato. Se quest’ultimo si lascia guidare da chi sa riconoscere la voce di Dio e osa rispondere affermativamente al progetto che il Signore ha per lui, il rapporto d’amore si trasforma radicalmente, cambia il modo di vedere di Dio e il modo di essere visti da Lui.Maria Santissima, nella cui vocazione emerge in modo insuperato, sia il compimento umano, sia la manifestazione di Dio, guidi e preservi la vocazione di ciascuno, perché si possa "vedere" e "trovare" il Signore in ogni giorno dell'esistenza.

 

Tratto dal sito Clerus.org

 


 

L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi,L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte! dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
 
E-mail Stampa PDF

Adorazione Eucaristica

 

SS. Sacramento

Tutti i Giovedì

Chiesa Santa Maria delle Grazie

ore 16.00 - 19.00

Adorazione Eucaristica

Un momento privilegiato per riscoprire il valore della preghiera

e per vivere istanti di comunione davanti a Gesù Eucarestia

S.Messa

Lectio Divina
 
E-mail Stampa PDF

Santa Teresa d’Avila

Santa Teresa d'Avila Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggita da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. L’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione un’intensa attività come riformatrice dell’Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l’autorizzazione del generale dell’Ordine si dedicò ad altre fondazioni ed estese la riforma anche al ramo maschile. Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell’intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Beatificata nel 1614, venne canonizzata nel 1622. Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa

Santa Teresa d’Avila e il Castello Interiore Nel Libro Teresa descrive il percorso verso la preghiera, percorso fatto di fatiche ma anche segnato dalla gioia e dalla consolazione ,la strada del cammino per entrare al centro di noi stessi. L’anima comincia il suo percorso e passa attraverso “le sette dimore” o le sette stanze.
Nel Castello interiore Teresa delinea il celebre itinerario dell’anima nelle sue sette dimore interiori, alla ricerca dell’unione perfetta con Dio, che abita nel profondo di noi stessi. Grado per grado, spinta dall’amore e dal desiderio di verità e libertà, la coscienza si purifica, trova consolazione, giunge alla pace e alla gioia perfetta.

Scarica il testo "Il Castello Interiore" Scarica le schede  Scheda 1 - Scheda 2 - Scheda 3.

.

 
E-mail Stampa PDF

Programma Religioso Festa patronale 2017

SS Maria delle Grazie

Dall'1 al 12 Settembre
Ore 18.00 S. Rosario • Catechesi: «Leggiamo la Bibbia», Supplica a Maria Santissima delle Grazie.
Ore 19.00 Celebrazione eucaristica.
A seguire Esposizione del Santissimo.
Ore 20.30 Benedizione eucaristica.

Domenica 10 Settembre
Ore 10.00 Celebrazione eucaristica - Chiesa S. Maria delle Grazie.
Ore 16.00 Trasferimento dell'effige della Modonna per via Badia, via Amendola, Ponte Termini per l'omaggio floreale. Trasferimento dell'effige di S. Biagio attraverso Salirà. Ore 18.00 S. Rosario e celebrazione eucaristico presso l'Arena Lungomare Marchesana.
Benedizione della propria Bibbia.

Mercoledì 13 Settembre
STORICA FIERA DI TERMINI

Ore 07.30 Celebrazione eucaristico e benedizione della Fiera
09.30/11.00/19.00 Celebrazione eucaristica

Giovedì 14 Settembre
ESALTAZIONE DELLA S. CROCE

Ore 19.00 Celebrazione eucaristica.
Ostensione della reliquia della Santa Croce e benedizione del basilico.

Venerdì 15 Settembre
SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE,CELESTE PATRONA DI TERME VIGLIATORE

Ore 07.30/08.30/09.30/11.00 Celebrazione eucaristica
Ore 16.00 Processione con la venerata immagine della Madonna lungo il tradizionale percorso.
Ore 21.00 S. Messa - Parco dei Benedettini.

Venerdì 22 Settembre
OTTAVA DELLA FESTA PATRONALE

ore 19.00 Celebrazione eucaristica e consegnadei premi.

Sabato 23 Settembre
FESTA DI SAN PIO DA PIETRELCINA

Ore 18.30 S. Rosario e Celebrazione eucaristica Chiesa S. Maria delle Grazie.

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Agosto 2017 10:43
 
E-mail Stampa PDF

Programma delle manifestazioni socio culturali Festa Patronale 2017

Lunedì 11 Settembre
Ore 21.00 MESSINA BRASS BAND (Gruppo musicale) offerto dall'amministrazione comunale

Dal 12 al 15 Settembre
Apertura degli Stand della Fiera di Terme dalle ore 17.00 alle ore 24.00

Martedì 12 Settembre
Ore 21.00 TEATRO - Ettore Petrolini - «ERMELINDA» offerto dall'amministrazione comunale

Mercoledì 13 Settembre
Ore 07.00 Spari a colpi di cannone. Inizio plurisecolare Fiera di Terme. Mattina Sagra del dolce. La raccolta sarà devoluta in beneficenza.
Ore 21.00 SERATA MUSICALE con Miriam Masala, Davide Merlini e con la partecipazione straordinaria del Rumorista Alberto Caiazza

Giovedì 14 Settembre
Ore 21.00 CONCERTO Bianca Atzei
in "BIANCA LIVE TOUR 2017".

Bianca Atzei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 15 Settembre
Ore 07.00 Spari a colpi di cannone.
Ore 09.00 Esibizione della Banda musicale «GIUSEPPE VERDI» nei quartieri cittadini.
Ore 23.55 Estrazione finale LOTTERIA FESTA PATRONALE Manifestazione di sorte locale DPR 430/2001

Segue lo spettacolo pirotecnico della Ditta VITO COSTA E FIGLI - Barcellona PG. Illuminazione artistica della Ditta RAIMONDO PIRRI

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Agosto 2017 11:29
 
  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  5 
  •  6 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »


Pagina 1 di 6

Utenti : 1
Contenuti : 155
Link web : 21
Tot. visite contenuti : 298357