Parrocchia di Terme Vigliatore

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Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore
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Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 10.00 S. Maria delle Grazie

ore 11.30 S. Maria delle Grazie

ore 17.30 Chiesa dei Benedettini


ore 19.00 S. Maria delle Grazie

FERIALI

ore 17.30  Chiesa dei Benedettini


SABATO

ore 09.30 Cappella SS.Crocifisso (cimitero)


ore 17.30  Chiesa dei Benedettini


 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Lectio Divina 

Domenica 25 Gennaio 2015 - Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

 

L’inizio e la chiamata dei primi discepoli
Marco 1,14-20

1. Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua alla nostra sete.
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere l’eco del Silenzio
finché l’alba,
avvolgendoci della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.

2. Lectio

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
16 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

3. Momento di silenzio orante

perché la voce del Verbo risuoni in noi.

4. Meditatio

Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) È compiuto il tempo, è vicino il regno: crediamo di essere noi terra di Galilea e che il vangelo di Dio sia predicato alla nostra vita?
b) Gesù passa: in quale mare stiamo gettando le nostre reti?
c) Seguitemi… e subito lo seguirono: c’è un subito nel nostro quotidiano andare oppure la nostra parola d’ordine è: aspetta un attimo?
d) Sulla barca, riassettavano le reti: quanti squarci nel nostro pescare? E quale barca abitiamo? La nostra oppure ancora quella delle nostre radici passate?
e) Li chiamò: il nostro nome sulle labbra del Signore Gesù. Echeggia in noi la sua voce come voce che conduce lontano dal nostro mare?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto. Ci troviamo di fronte al genere letterario di racconti di vocazione nel quale dapprima si indica la condizione di vita della persona interpellata da Dio, quindi segue la chiamata espressa con parole o azioni simboliche, infine si ha la sequela che comporta l’abbandono dell’attività inizialmente presentata. La narrazione in oggetto rimanda il pensiero alla chiamata di Eliseo da parte di Elia (1 Re, 19,19-21) e a quella di Amos (Am 7,15). La dipendenza da un modello biblico tipico non esclude la realtà sostanzialmente storica del racconto evangelico. La chiamata a coppie sottolinea un preciso intento teologico sotteso al vangelo marciano: si tratta della prassi missionaria dei discepoli che saranno inviati a due a due (Mc 6,7). La dinamica del regno è in linea con il progetto originario della creazione quando il Signore disse, pensando ad Adamo: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile» (Gn 2,18). Nella predicazione l’uno darà testimonianza all’altro come dice la Scrittura: «… sulla parola di due o tre testimoni» (cfr Mt 18,16; Dt 19,15).

v. 14. Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio. La predicazione di Gesù, iniziata in Galilea, ha per oggetto il vangelo -"buona notizia"- dell’iniziativa di Dio verso il suo popolo, l’instaurazione del regno. La predicazione degli apostoli che dalla Galilea giungerà fino agli estremi confini della terra avrà per oggetto il vangelo - "buona notizia"- del Cristo Parola che ha vinto la morte per far risplendere la gloria di Dio.

v. 15. Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al vangelo. Il tempo dell’attesa (kairòs) è compiuto, è arrivato il momento decisivo: Dio sta per inaugurare il suo regno. Il Battista apparteneva al tempo della preparazione e ha ultimato il suo compito: è stato arrestato e messo a tacere, Gesù appartiene al tempo dell’attuazione del regno. È un fatto presente che richiede da parte dell’uomo una collaborazione: Convertitevi. La vicinanza del regno indica proprio questo spazio di libertà che chi ascolta l’annuncio può coprire volgendosi a Cristo oppure aumentare ignorando o rifiutando la buona notizia. Un regno vicino a tutti, presente per chi lo voglia. Conversione, fede e sequela sono diverse facce di una medesima realtà: è l’appello rivolto all’uomo a seguire Gesù che è tempo compiuto, regno di Dio, buona notizia.

v. 16. Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea… il mare di Galilea è lo scenario della prima fase del ministero di Gesù. Lago incassato tra le montagne, a 208 metri sotto il livello del mare, lungo 21 km, largo 11. Estesa di acqua dalla forma di cetra, rappresentava una fonte di guadagno per la sua abbondanza di pesce. Sulle rive di questo lago Gesù vide: è uno sguardo che coinvolge e determina una scelta di vita diversa da quella che quotidianamente si presenta su queste rive fatte di pescatori, di barche, di reti, di pesci. Simone e Andrea, due fratelli. La solidarietà del vincolo affettivo fa da fondamento a quel nuovo vincolo di fede che rende fratelli al di là dei legami di famiglia. Due fratelli che hanno un nome. Dio chiama per nome in virtù di quella identità di somiglianza con il Nome eterno che fa di ogni uomo uno specchio di somiglianza.

v. 17. «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». La sequela è determinata da un ordine ben preciso. Non è un invito, è un imperativo. La parola di Dio creatrice, invece che chiamare la luce e le altre creature dal nulla, chiama la sua immagine a partecipare alla nuova creazione. La sequela non scaturisce da una decisione autonoma e personale, ma dall’incontro con la persona di Gesù e dalla sua chiamata. È un evento di grazia, non una scelta dell’uomo. Gesù non attende una libera decisione, ma chiama con autorità divina come Dio chiamava i profeti nell’Antico Testamento. Non i discepoli scelgono il maestro come avveniva per i rabbi del tempo, ma il maestro sceglie i discepoli quali depositari non di una dottrina o di un insegnamento ma dell’eredità di Dio. La chiamata comporta l’abbandono dei familiari, della professione, un cambiamento totale dell’esistenza per una adesione di vita che non ammette spazi personali. I discepoli sono uomini del regno. La chiamata a diventare discepoli di Gesù è una "chiamata escatologica".

v. 18. E subito, lasciate le reti, lo seguirono. La risposta è immediata. Una risposta che strappa i legami più forti. Il verbo usato per indicare la sequela è akolouthèin, un termine biblico per indicare l’atto del servo che accompagna il padrone per prestargli un servizio. È un seguire materiale, un letterale "andar dietro". Riferito ai discepoli, esprime la partecipazione piena alla vita di Gesù e alla sua causa.

v. 19-20. Andando un poco oltre, vide Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello… li chiamò. Il verbo chiamare: kalein è un altro termine tipico della sequela. Si aggiunge qualche elemento in più rispetto alla prima coppia: la figura del padre e dei garzoni. Il padre ha un nome anche lui. Il fatto che venga privato dei suoi due figli gli conferisce una dignità unica. Rimane solo con i garzoni che sostituiranno i figli. La solitudine di chi resta non è mai una solitudine sconsiderata.

Riflessione: Giovanni fu arrestato e Gesù va in Galilea. Due percorsi a servizio dell’unico Signore. Il tempo è compiuto. Quel tempo che l’uomo non riesce ad afferrare e a possedere si compie e chiede un cambiamento di rotta. Il tempo del mare, di reti che pescano altrove. L’uomo è chiamato a non lasciare nulla di ciò che è. La sua identità rimane, cambia semplicemente l’oggetto del suo agire. Non più pesci, ma uomini. Non più un rapporto di avere con creature inferiori, ma un rapporto alla pari con creature della stessa dignità. Nuove reti da riassettare, le reti di una pesca più faticosa: sono le reti della predicazione che verranno gettate nel cuore degli uomini durante la notte del dolore e del non senso. Quella parola come una chiave apre a nuovi orizzonti: Seguitemi. Non si va da soli in questa nuova avventura. I legami non si rompono. I fratelli diventano più fratelli, condivideranno ancora l’esistenza amara del guadagnarsi il pane, non più cercando per sé ma donando ad altri. Il mare, simbolo di tutto ciò che non si può controllare, è lì con il movimento familiare e tranquillo delle acque che si infrangono a dire il suo: Andate. Gesù, un uomo tra i tanti è quel Dio che si accosta sulle rive del mare, un Dio che passa nella vita umana. Un Dio che vede con occhi di uomo, un Dio che parla con forza nuova: Seguitemi. E quegli uomini che erano pescatori, subito lasciano e vanno. Vanno a pescare in altro mare, il mare della terra ferma, il mare dei villaggi, il mare del tempio, il mare delle strade. Vanno al richiamo di uno sguardo che chiama, uno sguardo capace di convincere a lasciare tutto, non solo la barca, il mare, le reti, ma anche il padre, la propria storia, i propri affetti, l’origine del proprio esistere.
Amici che di sera si affidavano alle onde del mare di Galilea lasciano il loro angolo di sicurezza per mari lontani. È un’amicizia antica che parte, senza sapere ancora per dove, ma con in cuore il calore di una voce e di uno sguardo: Seguitemi.

6. Oratio - Salmo 86 (85)

Le genti che hai plasmato, Signore Dio,
verranno ad adorare il tuo volto,
riconosceranno la gloria del tuo Nome,
perché tu solo sei grande e fai prodigi.
Insegnami, Signore, la tua strada,
potrò camminare nella tua verità,
donami un cuore unificato
che abbia timore del tuo Nome.

Ti ringrazio, Signore mio Dio, con tutto il cuore,
darò gloria al tuo nome sempre,
è grande il tuo amore per me,
fa’ di me un segno di bontà.

7. Contemplatio

Signore, nel tuo tempo la mia attesa si compie. Tu, il Veniente, che continui ad andare sulle rive di quella vita umana che come un lago a forma di cetra segna silenziosamente lo scandire delle sue ore, passi e vedi, chiami… Ti riconoscerò quando mi sentirò chiamare per nome e ti seguirò come un viandante che prende il bastone del cammino per inoltrarsi nei sentieri dell’amicizia e dell’incontro, lì dove il cuore sconfina nell’Assoluto di Dio, per essere una fiamma accesa nel buio della ricerca umana, un calore che si espande lì dove il vento gelido del male distrugge e distoglie dagli orizzonti della verità e della bellezza. So che senza di te nulla pescherò nella notte della mia solitudine e della mia delusione. Le reti si spezzeranno quando tu mi strapperai alle acque amare delle mie fatiche e mi donerai a me stesso trasfigurato di perdono, ricevuto e donato a piene mani. Allora narrerò il tuo nome ai miei fratelli. Amen.

Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

Ordine dei Carmelitani
Lectio: Marco 10,46-52

Marco 10:46-5230ª Domenica del tempo ordinario
Gesù cura Bartimèo, il cieco di Gerico
Colui che è cieco, veda! Chi ha occhi non si lasci ingannare!
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Chiave di lettura
Il vangelo di questa Domenica descrive l’episodio della guarigione del cieco Bartimèo di Gerico (Mc 10,46-52), che racchiude una lunga istruzione di Gesù per i suoi discepoli (Mc da 8,22 a 10,52). All’inizio di questa istruzione, Marco colloca la guarigione del cieco anonimo (Mc 8,22-26). Ora, alla fine, comunica la guarigione del cieco di Gerico. Come vedremo, le due guarigioni sono il simbolo di ciò che succedeva tra Gesù e i discepoli. Indicano il processo e l’obiettivo del lento apprendimento dei discepoli. Descrivono il punto di partenza (il cieco anonimo) e il punto di arrivo (Bartimèo) dell’istruzione di Gesù ai discepoli e a tutti noi.
Nel corso della lettura cercheremo di prestare attenzione agli atteggiamenti di Gesù, del cieco Bartimèo e della gente di Gerico, e a tutto ciò che ognuno di loro dice e fa. Mentre leggi e mediti il testo, pensa come se ti stessi guardando in uno specchio. In chi si rispecchia il tuo volto: in Gesù, nel cieco Bartimèo, nella gente?
b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura
Mc 10,46: Descrizione del contesto dell’episodio
Mc 10,47: Il grido del povero
Mc 10,48: Reazione della gente dinanzi al grido del povero
Mc 10,49-50: Reazione di Gesù dinanzi al grido del povero
Mc 10,51-52: Conversazione di Gesù con il cieco e sua guarigione
c) Il testo: Marco 10,46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
a) Qual è il punto del testo che più ti è piaciuto? Perché?
b) Qual è l’atteggiamento di Gesù: cosa dice e cosa fa?
c) Qual è l’atteggiamento della gente di Gerico: cosa dicono e fanno?
d) Qual è l’atteggiamento del cieco Bartimèo: cosa dice e fa?
e) Qual è per noi la lezione nella guarigione del cieco Bartimèo?
5. Per coloro che vogliono approfondire il tema
a) Contesto della lunga istruzione di Gesù ai discepoli
La guarigione del cieco anonimo, all’inizio dell’istruzione, è compiuta in due momenti (Mc 8,22-26). Nel primo momento, il cieco comincia a intuire le cose, ma solo a metà. Vede le persone come se fossero alberi (Mc 8,24). Nel secondo momento, nel secondo tentativo, comincia a capire bene. I discepoli erano come il cieco anonimo: accettavano Gesù come Messia, ma non accettavano la croce (Mc 8,31-33). Erano persone che scambiavano le persone per alberi. Non avevano una fede forte in Gesù. Continuavano ad essere ciechi! Quando Gesù insisteva nel servizio e nel dono (Mc 8,31.34; 9,31; 10,33-34), insistevano tra loro su chi fosse il più importante (Mc 9,34), e continuavano a chiedere i primi posti nel Regno, uno alla destra e l’altro alla sinistra del trono (Mc 10,35-37). Segno questo che l’ideologia dominante dell’epoca era penetrata profondamente nella loro mentalità. Il vissuto di vari anni con Gesù non aveva ancora rinnovato il loro modo di vedere le cose e le persone. Loro guardavano Gesù con lo sguardo del passato. Volevano che fosse come colui che immaginavano: un messia glorioso (Mc 8,32). Ma l’obiettivo dell’istruzione di Gesù è che i suoi discepoli siano come il cieco Bartimèo che accetta Gesù come è. Bartimèo ha una fede forte che lo fa intuire, fede che Pietro non ha ancora. E così Bartimèo diventa il modello sia per i discepoli del tempo di Gesù, sia per le comunità del tempo di Marco e per tutti noi.
b) Commento del testo
Mc 10,46-47: Descrizione del contesto dell’episodio: Il grido del povero.
Finalmente, dopo una lunga camminata, Gesù e i discepoli giungono a Gerico, ultima fermata prima di salire a Gerusalemme. Il cieco Bartimèo è seduto sul ciglio della strada. Non può partecipare alla processione che accompagna Gesù. È cieco, non vede nulla. Ma grida, invocando l’aiuto del Signore: “Figlio di Davide! Abbi pietà di me!”. L’espressione “Figlio di Davide” era il titolo più comune che la gente dava al Messia (Mt 21,9; cfr. Mc 11,10). Ma questo titolo non piaceva molto a Gesù. Lui giunse a criticare e questionare l’abitudine dei dottori della legge che insegnavano alla gente dicendo che il Messia è il figlio di Davide (Mc 12,35-37).
Mc 10,48: Reazione della gente dinanzi al grido del povero.
Il grido del povero è scomodo, non piace. Coloro che vanno in processione con Gesù cercano di farlo stare zitto. Ma “lui gridava ancora più forte!”. Fino ad oggi il grido del povero è scomodo. Oggi sono milioni coloro che gridano: migranti, carcerati, affamati, malati, emarginati, oppressi, gente senza lavoro, senza stipendio, senza casa, senza tetto, senza terra, che non riceveranno mai un segno di amore! Grida silenziate, che entrano nelle case, nelle chiese, nelle città, nell’organizzazione mondiale. Le ascolta solo colui che apre gli occhi per osservare ciò che succede nel mondo. Ma molti sono coloro che hanno smesso di ascoltare. Si sono già abituati. Altri tentano di ridurre al silenzio le grida, come fu fatto con il cieco di Gerico. Ma non riescono a zittire le grida del povero. Dio lo ascolta (Es 2,23-24; 3,7). E Dio ci avverte dicendo: “Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti quando invocherà da me l’aiuto, io ascolterò il suo grido!” (Es 22,21).
Mc 10,49-50: Reazione di Gesù dinanzi al grido del povero.
E Gesù, cosa fa? Dio, come ascolta il grido? Gesù si ferma e ordina di chiamare il cieco. Coloro che volevano farlo tacere, ammutolendo il grido scomodo del povero, ora, a richiesta di Gesù, si vedono obbligati a fare in modo che il povero giunga fino a Gesù. Bartimèo lascia tutto e va verso Gesù. Non possiede molto, appena un mantello. È ciò che ha per coprire il suo corpo (cfr. Es 22,25-26). È la sua sicurezza, la sua terra ferma!
Mc 10,51-52: Conversazione di Gesù con il cieco e la sua guarigione.
Gesù chiede: “Che vuoi che io faccia per te?”. Non basta gridare. Bisogna sapere per cosa si grida! Lui risponde: “Maestro! Che io riabbia la vista!”. Bartimèo aveva invocato Gesù con espressioni non del tutto corrette, perché, come abbiamo visto, il titolo di “Figlio di Davide” non piaceva molto a Gesù (Mc 12,35-37). Ma Bartimèo ha più fede in Gesù che nelle idee e nei titoli su Gesù. Non così gli altri. Non vedono le esigenze, come Pietro (Mc 8,32). Bartimèo sa dare la sua vita accettando Gesù senza imporre condizioni. Gesù gli dice: “Va’! La tua fede ti ha salvato!”. Nel momento stesso il cieco recupera la vista. Lascia tutto e segue Gesù (Mc 10,52). La sua guarigione è frutto della sua fede in Gesù (Mc 10,46-52). Curato, Bartimèo segue Gesù e sale con lui verso Gerusalemme, verso il Calvario! Diventa il discepolo modello per Pietro e per noi tutti: credere più in Gesù che nelle nostre idee su Gesù!
c) Ampliando l'informazione
Il contesto della salita verso Gerusalemme
Gesù e i discepoli sono in cammino verso Gerusalemme (Mc 10,32). Gesù li precede. Ha fretta. Sa che lo uccideranno. Il profeta Isaia lo aveva annunciato (Is 50,4-6; 53,1-10). La sua morte non è il frutto di un destino cieco o di un piano già prestabilito, ma è la conseguenza di un impegno assunto, di una missione ricevuta dal Padre insieme agli esclusi del suo tempo. Per tre volte, Gesù allerta i discepoli sulla tortura e la morte che lo attendono a Gerusalemme (Mc 8,31; 9,31; 10,33). Il discepolo deve seguire il maestro, anche se è per soffrire con lui (Mc 8,34-35). I discepoli sono spaventati e lo accompagnano con paura (Mc 9,32). Non capiscono ciò che sta succedendo. La sofferenza non andava d’accordo con l’idea che loro avevano del Messia (Mc 8,32-33; Mt 16,22). Ed alcuni non solo non capivano, ma continuavano ad avere anche ambizioni personali. Giacomo e Giovanni chiedono un posto nella gloria del Regno, uno alla destra e l’altro alla sinistra di Gesù (Mc 10,35-37). Vogliono precedere Pietro! Non capiscono la proposta di Gesù. Sono preoccupati solo dei propri interessi. Ciò rispecchia le dispute e le tensioni esistenti nelle comunità, al tempo di Marco, e che esistono tuttora nelle nostre comunità. Gesù reagisce con decisione: “Cosa state chiedendo!” (Mc 10,38). E domanda se sono capaci di bere il calice che lui, Gesù, berrà, e se sono disposti a ricevere il battesimo che lui riceverà. È il calice della sofferenza, il battesimo di sangue! Gesù vuole sapere se loro, invece di un posto d’onore, accettano di dare la vita fino alla morte. Loro due rispondono: “Lo possiamo!” (Mc 8,39). Sembra una risposta detta solo con le labbra, perché, pochi giorni dopo, abbandonano Gesù e lo lasciano solo nell’ora della sofferenza (Mc 14,50). Loro non hanno molta coscienza critica, non percepiscono la sua realtà personale. Nella sua istruzione ai discepoli, Gesù insiste sull’esercizio del potere (cfr. Mc 9,33-35). In quel tempo, coloro che detenevano il potere non facevano attenzione alla gente. Agivano secondo le loro idee (cfr. Mc 6,17-29). L’Impero Romano controllava il mondo e lo teneva sottomesso con la forza delle armi e così, attraverso i tributi, le tasse e le imposte, riusciva a concentrare la ricchezza del popolo nelle mani di pochi a Roma. La società era caratterizzata dall’esercizio repressivo ed abusivo del potere. Gesù ha un’altra proposta. Dice: “Tra di voi non deve essere così! Chi vuole essere grande tra di voi si farà vostro servitore!” (Mc 10,43). Insegna ad andare contro i privilegi e le rivalità. Sovverte il sistema ed insiste nel servizio, rimedio contro l’ambizione personale. In definitiva, presenta la testimonianza della sua propria vita: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
La fede è una forza che trasforma le persone
La Buona Novella del Regno annunciata da Gesù è come un fertilizzante. Fa crescere il seme della vita nascosta nelle persone, nella gente, nascosta come fuoco sotto le ceneri dell’osservanza, senza vita. Gesù soffia sulla cenere e il fuoco si accende, il Regno viene svelato e la gente si rallegra. La condizione è sempre la stessa: credere in Gesù.
Ma quando il timore si impossessa della persona, allora scompare la fede e la speranza si spegne. Nell’ora della tormenta, Gesù rimprovera ai discepoli la mancanza di fede (Mc 4,40). Non credono, perché hanno paura (Mc 4,41). Per mancanza di fede tra gli abitanti di Nazaret, Gesù non può compiere nessun miracolo (Mc 6,6). Quella gente non volle credere, perché Gesù non era come loro pensavano che fosse (Mc 6,2-3). È proprio la mancanza di fede ciò che impedisce ai discepoli di scacciare “lo spirito muto” che maltratta un bambino malato (Mc 9,17). Gesù li critica: “O generazione incredula!” (Mc 9,19). E indica il cammino per rianimare la fede: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera” (Mc 9,29).
Gesù stimolava le persone ad avere fede in lui e di conseguenza creava fiducia negli altri (Mc 5,34.36; 7,25-29; 9,23-29; 10,52; 12,34.41-44). Lungo le pagine del vangelo di Marco, la fede in Gesù e nella sua parola appare come una forza che trasforma le persone. Fa ricevere il perdono dei peccati (Mc 2,5), affronta e vince la tormenta (Mc 4,40), fa rinascere le persone ed attiva in loro il potere di curarsi e di purificarsi (Mc 5,34). La fede ottiene la vittoria sulla morte, poiché la bambina di dodici anni risuscita grazie alla fede di Giairo, suo padre, nella parola di Gesù (Mc 5,36). La fede fa saltare di nuovo il cieco Bartimèo: “La tua fede ti ha salvato!” (Mc 10,52). Se tu dici alla montagna: “Levati e gettati nel mare”, la montagna cadrà nel mare, ma non bisogna dubitare nel proprio cuore (Mc 11,23-24). “Perché tutto è possibile per colui che ha fede!” (Mc 9,23). “Abbiate fede in Dio!” (Mc 11,22). Grazie alle sue parole e alle sue azioni Gesù sveglia nella gente una forza addormentata che la gente non sa di avere. Così avviene con Giairo (Mc 5,36), con la donna che aveva l’emorragia (Mc 5,34), con il padre del bambino epilettico (Mc 9,23-24), con il cieco Bartimèo (Mc 10,52), e tante altre persone, che per la loro fede in Gesù, fecero nascere una vita nuova in loro e negli altri.
La guarigione di Bartimèo (Mc 10,46-52) chiarisce un aspetto molto importante della lunga istruzione di Gesù ai discepoli. Bartimèo aveva invocato Gesù con il titolo messianico di “Figlio di Davide!” (Mc 10,47). A Gesù questo titolo non piaceva (Mc 12,35-37). Ma pur avendo invocato Gesù con espressioni non totalmente corrette, Bartimèo ha fede ed è guarito! Diversamente da Pietro, crede più in Gesù che nelle idee che ha su Gesù. Cambia la sua idea, si converte, lascia tutto e segue Gesù lungo il cammino fino al Calvario! (Mc 10,52).
La comprensione piena della sequela di Gesù non si ottiene con l’istruzione teorica, bensì mediante l’impegno pratico, camminando con lui lungo il cammino del servizio, dalla Galilea a Gerusalemme. Chi insiste a mantenere l’idea di Pietro, cioè del Messia glorioso senza la croce, non capirà Gesù e non arriverà mai ad assumere l’atteggiamento del vero discepolo. Chi vuole credere in Gesù e fare “dono di sé” (Mc 8,35), accettare di “essere l’ultimo” (Mc 9,35), “bere il calice e portare la croce” (Mc 10,38), costui, come Bartimèo, pur non avendo idee pienamente corrette, otterrà di poter “seguire Gesù lungo il cammino” (Mc 10,52). In questa certezza di poter camminare con Gesù si trova la fonte del coraggio e il seme della vittoria sulla croce.
6. Orazione - Salmo 31 (30)
In te, Signore, mi sono rifugiato!
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.
Porgi a me l'orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.
Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;
non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.
Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.
Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.
Sono l'obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l'orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.
Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.
Ma io confido in te, Signore;
dico: "Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni".
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:
fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.
Signore, ch'io non resti confuso, perché ti ho invocato;
siano confusi gli empi, tacciano negli inferi.
Fa’ tacere le labbra di menzogna,
che dicono insolenze contro il giusto
con orgoglio e disprezzo.
Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia
davanti agli occhi di tutti.
Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dalla rissa delle lingue.
Benedetto il Signore,
che ha fatto per me meraviglie di grazia
in una fortezza inaccessibile.
Io dicevo nel mio sgomento:
"Sono escluso dalla tua presenza".
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.
Amate il Signore, voi tutti suoi santi;
il Signore protegge i suoi fedeli
e ripaga oltre misura l'orgoglioso.
Siate forti, riprendete coraggio,
o voi tutti che sperate nel Signore.
7. Orazione finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa’ che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.



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IIIa Domenica Tempo Ordinario


La Parola di questa domenica ci conduce agli inizi della missione di Gesù, e ci propone il cuore della Sua predicazione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Con questa Parola essenziale e sintetica, Gesù interpella la nostra vita di credenti e discepoli; Egli annuncia che il Vangelo è fondamentalmente questo: in Lui, Figlio di Dio fatto carne, Dio si è fatto vicino, è entrato nella storia degli uomini, ha portato al suo culmine il tempo e, dunque, è arrivato il momento propizio per lasciarci incontrare e trasformare da Lui. Il Regno di Dio viene ed è il Cristo in mezzo a noi. Egli ci chiama, ci chiede di scegliere come orientare la nostra vita, ci provoca al cambiamento: se Dio è qui, si è fatto vicino e presente e può trasformare la tua vita e la storia, allora fidati di Lui e lasciati rinnovare.
Queste poche ed essenziali parole, con cui Marco in fondo presenta il Cristo stesso come contenuto della buona notizia, ci svelano che il Vangelo non è un’idea astratta o un insieme di regole ma, piuttosto, è l’ incontro con il Dio che viene, che ormai si è fatto vicino e vuole liberare la nostra vita e orientarla verso la pienezza. E’ dunque arrivato il kairós – parola che traduce l’espressione “tempo compiuto” – è arrivato cioè il tempo opportuno.  La buona notizia è che in Gesù Dio si è reso presente alla nostra vita e, perciò, questa è l’ora migliore, è l’occasione propizia per cambiare la nostra vita, scegliendo di stare dalla parte di Dio e di viverla misurando i pensieri, le scelte, le azioni, sulla logica del Vangelo.
Se Dio è entrato nella nostra storia, allora il tempo e i giorni  della nostra esistenza non sono più una semplice successione di momenti frammentati e senza senso, ma luogo in cui Dio si svela e mi parla, mi raggiunge e mi libera. Il tempo che vivo è diventato lo spazio in cui Dio è all’opera, in cui vuole regnare per liberarmi dal potere delle cose che spadroneggiano su di me, in cui sono guarito dalla Sua misericordia e illuminato dalla Sua grazia. Possiamo vivere i giorni, semplicemente lasciando che scorrano imprigionati nella routine di un calendario e soffocati dalle cose da fare, oppure viverli come occasione di crescita, opportunità di significato, apertura verso Dio e i fratelli, esperienza di verità e di bellezza. Il tempo è compiuto, insomma, perché tu faccia una scelta: continuare a vivere trascinando la vita oppure fidarti di Dio e lasciarti cambiare.
Per questo, subito dopo l’annuncio, il Vangelo ci mostra la chiamata dei primi discepoli, Andrea, Giacomo, Simone e Giovanni. Stanno rassettando le reti della pesca e, nel mezzo della loro attività quotidiana, Gesù passa e li chiama. E’ l’invito per un cammino nuovo, per un cambiamento di vita. Così, nel tempo quotidiano della vita, Dio viene, ci chiama, ci invita a seguirlo e fidarci di Lui, accende in noi il desiderio

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Adorazione Eucaristica

 

SS. Sacramento

Tutti i Giovedì

Chiesa Santa Maria delle Grazie

ore 16.00 - 19.00

Adorazione Eucaristica

Un momento privilegiato per riscoprire il valore della preghiera

e per vivere istanti di comunione davanti a Gesù Eucarestia

S.Messa

Lectio Divina
 

Peregrinatio delle Sacre Reliquie di Sant'Annibale Maria Di Francia

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peregrinatio reliquie s. annibale

Giorno Ora Luogo Attività
12/11/2014 18.00 Piazza Municipio Accoglienza , corteo religioso verso la Chiesa
18.30 Chiesa S.Maria delle Grazie S.Rosario e S. Messa
13/11/2014 10/12 Canonica Ritiro Spirituale per Sacerdoti e Diaconi
17.30 Chiesa S.Maria delle Grazie S.Messa  segue Catechesi
14/11/2014 09.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Inaugurazione anno scolastico Scuola Elementare
11.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Inaugurazione anno scolastico Scuola Media
16.00 Chiesa S.Maria delle Grazie S. Messa; Adorazione; Insegnamento
15/11/2014 09.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Adorazione; Confessioni
16.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Adorazione
17.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Insegnamento
19.00 Chiesa S.Maria delle Grazie S.Messa
21.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Veglia Vocazionale
16/11/2014 Domenica  SS.Messe come consuetudine
17/11/2014 09.00 Chiesa S.Maria delle Grazie Adorazione
17.00 Chiesa S.Mariadelle Grazie Insegnamento
19.00 Chiesa S.Mariadelle Grazie Solenne Celebrazione Eucaristica e conclusione della Peregrinatio

POMERIGGI DI SPIRITUALITÀ DEDICATA NEI VICARIATI DI NOVARA DI SICILIA E MONTALBANO ELICONA

GIOVANI
Lunedi 3 novembre, ore 17.00 - Chiesa S. Croce - Furnari
Anima: padre Paolo Galioto, suor Carolina
CARITAS
Giovedi 6 novembre, 18.00 - Chiesa S. Maria di Trapani - Tonnarella
Anima: padre Paolo Galioto, fratello Antonino Drago
CATECHISTI
Sabato 8 novembre, ore 16.00 - Chiesa S. Maria delle Grazie - Vigliatore
Anima: padre Paolo Galioto
MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE E ADORATORI
Lunedi 10 novembre, ore 17.30 - Chiesa S. Biagio - Terme Vigliatore
Anima: padre Santi Scibilia
SACERDOTI E DIACONI
Giovedi 13 novembre, ore 10.00 - Chiesa S. Maria delle Grazie - Terme Vigliatore
Anima: padre Mario Germinario
FIDANZATI
Domenica 16 novembre, ore 17.00 - Chiesa S. Maria delle Grazie - Terme Vigliatore
Anima: padre Dario Rossetti
FAMIGLIE
Domenica 16 novembre, ore 19.00 - Chiesa S. Maria delle Grazie - Terme Vigliatore
Durante la celebrazione
Anima: padre Dario Rossetti, suor Benzi
Lunedi 17 novembre, ore 17.00
Chiesa S. Maria delle Grazie - Terme Vigliatore
S. Messa di chiusura della peregrinatio presieduta dal Rev. padre Mario Magro RCJ.
 
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