Parrocchia di Terme Vigliatore

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Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore
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Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 10.00 S. Maria delle Grazie

ore 19.00 Chiesa dei Benedettini


ore 20.15 S. Maria delle Grazie

FERIALI

ore 19.00 Chiesa dei Benedettini


SABATO

ore 09.30 Cappella SS.Crocifisso (cimitero)


ore 19.00  Chiesa dei Benedettini


 
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Lectio Divina 

Domenica  16 luglio 2017 - Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

 

Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!
Giovanni 19,25-27
1. LECTIO
a) Orazione iniziale
Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola.
Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.
Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio.
Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce a amare Dio e il prossimo.
b) Lettura del vangelo: Giovanni 19,25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. 

2. MEDITATIO
a) Per capire la lettura
- Con il tuo spirito sali il Calvario fino alla croce di Gesù e cerca di capire ciò che sta succedendo.
- Dal brano letto, domanda a te stesso ciò che ti ha colpito di più e perché.
- Quali sono i sentimenti suscitati in te da questo breve brano?
b) Chiave di lettura
Gesù ha in mano il suo destino.
Ci troviamo a metà del capitolo 19 del vangelo di Giovanni che inizia con la flagellazione, l’incoronazione di Gesù con la corona di spine, la presentazione di Gesù alla folla da parte di Pilato: “Ecco l’uomo” (Gv 19,5), la condanna alla morte di croce, la via crucis e la crocifissione. Nel racconto della passione secondo Giovanni, Gesù ha in mano il controllo della propria vita e di tutto ciò che si sta svolgendo attorno. Per questo motivo troviamo per esempio delle frasi come: “Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (v.5), o le parole rivolte a Pilato: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto” (v.11). Anche il testo presentato dalla liturgia odierna mostra che Gesù non soltanto ha controllo su tutto ciò che si sta verificando ma anche su quello che sta succedendo nei dintorni. È molto importante ciò che descrive l’evangelista: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse.....” (v.26). Le parole di Gesù nella loro semplicità sono parole di rivelazione, parole con le quali vuole esprimere la sua volontà: “Ecco il tuo figlio” (v.26), “Ecco la tua madre” (v.27). Queste parole di Gesù richiamano alla mente le parole di Pilato con le quali ha presentato la persona di Gesù alla folla: “Ecco l’uomo” (v.5). Gesù dal suo trono, la croce, con le sue parole non soltanto pronuncia la sua volontà, ma anche chi è veramente nel suo amore per noi e qual è il frutto di questo amore. È l’agnello di Dio, il pastore che dà la sua vita per radunare tutti in un solo gregge, nella Chiesa.
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Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.
Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia, che raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico «giardino»), operò in difesa della purezza della fede in Dio, vincendo una sfida contro i sacerdoti del dio Baal. Qui, in seguito, si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. I crociati, nell’XI secolo, trovarono in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica. I religiosi edificarono una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine e presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo acquisì, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima.
Il Monte Carmelo, dove la Tradizione afferma che qui la sacra Famiglia sostò tornando dall’Egitto, è una catena montuosa, che si trova nell’Alta Galilea, una regione dello Stato di Israele e che si sviluppa in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin. Fra il 1207 e il 1209, il patriarca latino di Gerusalemme (che allora aveva sede a San Giovanni d’Acri), Alberto di Vercelli, redasse per gli eremiti del Monte Carmelo i primi statuti (la cosiddetta regola primitiva o formula vitae). I Carmelitani non hanno mai riconosciuto a nessuno il titolo di fondatore, rimanendo fedeli al modello che vedeva nel profeta Elia uno dei padri della vita monastica.
La regola, che prescriveva veglie notturne, digiuno, astinenza rigorosi, la pratica della povertà e del silenzio, venne approvata il 30 gennaio 1226 da papa Onorio III con la bolla Ut vivendi normam. A causa delle incursioni dei saraceni, intorno al 1235, i frati dovettero abbandonare l’Oriente per stabilirsi in Europa e il loro primo convento trovò dimora a Messina, in località Ritiro. Le notizie sulla vita di san Simone Stock (Aylesford, 1165 circa – Bordeaux, 16 maggio 1265) sono scarse. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, maturò la decisione di entrare fra i Carmelitani e, completati gli studi a Roma, venne ordinato sacerdote. Intorno al 1247, quando aveva già 82 anni, venne scelto come sesto priore generale dell’Ordine. Si adoperò per riformare la regola dei Carmelitani, facendone un ordine mendicante: papa Innocenzo IV, nel 1251, approvò la nuova regola e garantì all’Ordine anche la particolare protezione da parte della Santa Sede.
Proprio a san Simone Stock, che propagò la devozione della Madonna del Carmelo e compose per Lei un bellissimo inno, il Flos Carmeli, la Madonna assicurò che a quanti si fossero spenti indossando lo scapolare sarebbero stati liberati dalle pene del Purgatorio, affermando: «Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo». La consacrazione alla Madonna, mediante lo scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo di imitarla, almeno negli intenti, a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta.

L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi,L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte! dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
 
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Adorazione Eucaristica

 

SS. Sacramento

Tutti i Giovedì

Chiesa Santa Maria delle Grazie

ore 16.00 - 19.00

Adorazione Eucaristica

Un momento privilegiato per riscoprire il valore della preghiera

e per vivere istanti di comunione davanti a Gesù Eucarestia

S.Messa

Lectio Divina
 
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Santa Teresa d’Avila

Santa Teresa d'Avila Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggita da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. L’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione un’intensa attività come riformatrice dell’Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l’autorizzazione del generale dell’Ordine si dedicò ad altre fondazioni ed estese la riforma anche al ramo maschile. Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell’intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Beatificata nel 1614, venne canonizzata nel 1622. Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa

Santa Teresa d’Avila e il Castello Interiore Nel Libro Teresa descrive il percorso verso la preghiera, percorso fatto di fatiche ma anche segnato dalla gioia e dalla consolazione ,la strada del cammino per entrare al centro di noi stessi. L’anima comincia il suo percorso e passa attraverso “le sette dimore” o le sette stanze.
Nel Castello interiore Teresa delinea il celebre itinerario dell’anima nelle sue sette dimore interiori, alla ricerca dell’unione perfetta con Dio, che abita nel profondo di noi stessi. Grado per grado, spinta dall’amore e dal desiderio di verità e libertà, la coscienza si purifica, trova consolazione, giunge alla pace e alla gioia perfetta.

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Risultati Lotteria Festa Patronale 2016

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Biglietto Lotteria 2016

 

1° premio  estratto n° 5475

2° premio estratto n° 5557

3° premio estratto n° 0915

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