Parrocchia di Terme Vigliatore

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Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore

Aiuti alimentari agli indigenti

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Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD). Programma Operativo per la fornitura di prodotti alimentari e/o assistenza materiale di base

Si comunica che a partire dal 01 ottobre 2023 è possibile fare richiesta per avere aiuti per la fornitura di prodotti alimentari per gli indigenti aventi  diritto che rispettino  i requisiti richiesti

Per richiedere gli alimenti è necessario compilare la dichiarazione che di seguito si allega: Dichiarazione

Per informazioni rivolgersi a Padre Salvatore Catalfamo, a Padre Carmelo Mazzei oppure al responsabile incaricato del banco Alimentare Sig Prizzi Antonino (3791778489)

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Settembre 2023 09:37
 
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Le Sacre Ceneri

Mercoledì 14 febbraio  2024 Giorno delle Ceneri e principio della santissima Quaresima: ecco i giorni della penitenza per la remissione dei peccati e la salvezza delle anime. Ecco il tempo adatto per la salita al monte santo della Pasqua.

Ceneri

S.S. Messe:

ore 17.30 Chiesa dei Benedettini - Celebrazione Eucaristica e Imposizione delle Sacre Ceneri

ore 19.00 S.Maria delle Grazie - Celebrazione Eucaristica e Imposizione delle Sacre Ceneri


"Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai"

"Convertitevi, e credete al Vangelo"

 
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Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 09.30 S. Maria delle Grazie

ore 11.30 S. Maria delle Grazie

ore 19.30 Piazza Mollerino

 



FERIALI

ore 17.30 S. Maria delle Grazie

SABATO

ore 17.30 Chiesa dei Benedettini


 
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Lectio Divina

Lectio Divina: domenica, 21 gennaio, 2024


L’inizio e la chiamata dei primi discepoli
Marco 1,14-20


1. Orazione iniziale
Shaddai, Dio della montagna, che fai della nostra fragile vita la rupe della tua dimora, conduci la nostra mente a percuotere la roccia del deserto, perche´ scaturisca acqua alla nostra sete.
La poverta` del nostro sentire ci copra come manto nel buio della notte e apra il cuore ad attendere l’eco del Silenzio finche´ l’alba, avvolgendoci della luce del nuovo mattino, ci porti, con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,il sapore della santa memoria.


2. Lectio
14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesu` si reco` nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo e` compiuto e il regno di Dio e` vicino; convertitevi e credete al vangelo».
16 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesu` disse loro: «Seguitemi, vi faro` diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamo` . Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.


3. Momento di silenzio orante
perche´ la voce del Verbo risuoni in noi.
4. Meditatio
Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.
a) E` compiuto il tempo, e` vicino il regno: crediamo di essere noi terra di Galilea e che il vangelo di Dio sia predicato alla nostra vita?
b) Gesu` passa: in quale mare stiamo gettando le nostre reti?
c) Seguitemi... e subito lo seguirono: c’e` un subito nel nostro quotidiano andare oppure la nostra parola d’ordine e` : aspetta un attimo?
d) Sulla barca, riassettavano le reti: quanti squarci nel nostro pescare? E quale barca abitiamo? La nostra oppure ancora quella delle nostre radici passate?
e) Li chiamo` : il nostro nome sulle labbra del Signore Gesu` . Echeggia in noi la sua voce come voce che conduce lontano dal nostro mare?

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III Domenica del Tempo Ordinario

Anche questa domenica, come la precedente, è caratterizzata da due racconti vocazionali, nei quali emergono con particolare forza l’invito alla conversione personale e la partecipazione alla chiamata alla conversione per tutti gli uomini.
La prima lettura riporta la vicenda di Giona. Egli è un profeta, chiamato da Dio a recarsi in una città lontana, quella di Ninive, a predicare un annuncio di conversione per i suoi abitanti. Giona dapprima è reticente: egli è convinto che predicare la conversione ad una città di pagani sia inutile, solo Israele è ritenuto destinatario della salvezza di Dio.
Tuttavia egli si reca in quella città e quando vi giunge è costretto a ricredersi, crolla il suo scetticismo, poiché scopre che i niniviti ascoltano la sua parola, credono e si convertono.
In questo modo lo stesso profeta Giona vive una sua personale conversione nei confronti di Dio; il profeta deve ammettere di non conoscere abbastanza il suo Signore che rivela uno sguardo di particolare misericordia verso tutti gli uomini, chiamati a riconoscerLo e ad amarLo.
Nella narrazione evangelica, i quattro pescatori, chiamati a diventare Apostoli, al contrario di Giona, rispondono subito alla chiamata di Gesù; tuttavia, come Giona, anch’essi sono chiamati a fidarsi del Signore fino a compiere ciò che, a prima vista, sembrerebbe illogico e pericoloso: abbandonare il loro lavoro per seguire uno “sconosciuto”.
Ciò che determina la loro decisione è senza dubbio la parola che Gesù stesso pronuncia: «Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo».
Le prime due affermazioni rivelano la presenza di Dio e il compimento della sua opera; le altre due fanno appello alla risposta dell’uomo che viene chiamato a collaborare al disegno di salvezza che si compie in Gesù di Nazareth Signore e Cristo.
La Parola di Dio, dunque, sottolinea in primo luogo che la vocazione alla vita cristiana, parte da una vera conversione personale, che non è mai definitivamente compiuta e che deve rinnovarsi continuamente, nelle varie epoche dell’esistenza.
In secondo luogo, poi, la risposta umana deve essere sempre carica di fiducia, anche quando ciò che Dio chiede sembrerebbe essere non immediatamente comprensibile, illogico o perfino umanamente inutile.
Infine ogni vocazione deve essere missionaria, facendosi “annuncio di conversione” che appare tanto più efficace quanto più vissuto primariamente a livello personale.
La Beata Vergine Maria, donna dell’annuncio e della sequela, sostenga la Chiesa, tutti i cristiani ed i Sacerdoti, in questo cammino di continua conversione e, perciò, di efficace annuncio.

 

 

Tratto dal sito Clerus.org

 


 

L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi,L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte! dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
 

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Santa Teresa d’Avila

Santa Teresa d'Avila Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggita da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. L’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo concepì e attuò la riforma che prese il suo nome. Unì alla più alta contemplazione un’intensa attività come riformatrice dell’Ordine carmelitano. Dopo il monastero di San Giuseppe in Avila, con l’autorizzazione del generale dell’Ordine si dedicò ad altre fondazioni ed estese la riforma anche al ramo maschile. Fedele alla Chiesa, nello spirito del Concilio di Trento, contribuì al rinnovamento dell’intera comunità ecclesiale. Morì a Alba de Tormes (Salamanca) nel 1582. Beatificata nel 1614, venne canonizzata nel 1622. Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa

Santa Teresa d’Avila e il Castello Interiore Nel Libro Teresa descrive il percorso verso la preghiera, percorso fatto di fatiche ma anche segnato dalla gioia e dalla consolazione ,la strada del cammino per entrare al centro di noi stessi. L’anima comincia il suo percorso e passa attraverso “le sette dimore” o le sette stanze.
Nel Castello interiore Teresa delinea il celebre itinerario dell’anima nelle sue sette dimore interiori, alla ricerca dell’unione perfetta con Dio, che abita nel profondo di noi stessi. Grado per grado, spinta dall’amore e dal desiderio di verità e libertà, la coscienza si purifica, trova consolazione, giunge alla pace e alla gioia perfetta.

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