Parrocchia di Terme Vigliatore

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Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore

Risultati Lotteria Festa Patronale 2016

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Biglietto Lotteria 2016

 

1° premio  estratto n° 5475

2° premio estratto n° 5557

3° premio estratto n° 0915

4° premio estratto n° 3848

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Programma 2016

 
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Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 10.00 S. Maria delle Grazie

ore 19.00 Chiesa dei Benedettini


ore 20.15 S. Maria delle Grazie

FERIALI

ore 19.00  Chiesa dei Benedettini


SABATO

ore 09.00 Cappella SS.Crocifisso (cimitero)


ore 19.00  Chiesa dei Benedettini


 

 

 
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Pellegrinaggio a cassion, Padova, Assisi e San Giovanni Rotondo

 
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Lectio Divina 

Domenica 18 settembre 2016 - Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

La parabola dell’amministratore infedele. La fedeltà a Dio come unico Signore.
Luca 16, 1-13

1. Orazione iniziale

Signore, Padre mio, oggi porto davanti a te la mia debolezza, la mia vergogna, la mia lontananza; non nascondo più la mia disonestà e infedeltà, perché tutto tu conosci e vedi, fino in fondo, con gli occhi del tuo amore e della tua compassione. Ti prego, buon medico, versa sulla mia piaga l’unguento della tua Parola, della tua voce che mi parla, mi chiama e mi ammaestra. Non togliermi il tuo dono, che è lo Spirito Santo: lascia che soffi su di me, come alito di vita, dai quattro venti; che mi avvolga come lingua di fuoco e che mi inondi come acqua di salvezza; invialo per me dai tuoi cieli santi, come colomba di verità, che mi annunci, anche per oggi, che tu ci sei e mi aspetti, mi riprendi con te, dopo tutto, come al primo giorno, quando tu mi plasmasti e creasti e chiamasti.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto:

Questa pericope evangelica appartiene alla grande sezione del racconto di Luca che comprende tutto il lungo viaggio di Gesù verso Gerusalemme; si apre con Lc 9, 51 per terminare in Lc 19, 27. Questa sezione, a sua volta, è suddivisa in tre parti, quasi tre tappe del viaggio di Gesù, ognuna delle quali viene introdotta da un’annotazione, a mò di ripetizione: “Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme” (9, 51); “Passava per città e villaggi insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme” (13, 22); “Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea” (17, 11); per giungere alla conclusione di 19, 28: “Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme”, quando Gesù entra nella Città.
Noi ci troviamo nella seconda parte, che va da 13, 22 a 17,10 e che si compone di diversi insegnamenti, che Gesù offre ai suoi interlocutori: la folla, i farisei, gli scribi, i discepoli. In questa unità, Gesù sta dialogando con i suoi discepoli e offre loro una parabola, per indicare quale sia l’uso corretto dei beni del mondo e come debba essere l’amministrazione concreta della propria vita, inserita in un rapporto filiale con Dio. Seguono tre “detti” o applicazioni secondarie della stessa parabola in situazioni diverse, che aiutano il discepolo a fare spazio alla vita nuova nello Spirito, che il Padre gli offre.

b) Per aiutare nella lettura del brano:

vv. 1-8: Gesù racconta la parabola dell’amministratore saggio e scaltro: un uomo, accusato della sua avidità eccessiva, ormai insostenibile, si trova in un momento decisivo e difficile della sua vita, ma riesce a utilizzare tutte le sue risorse umane per volgere al bene il suo fallimento clamoroso. Come questo figlio del mondo ha saputo discernere i suoi interessi, così anche i figli della luce devono imparare a discernere la volontà d’amore e di dono del Padre loro, per vivere come Lui.
v. 9: Gesù fa comprendere che anche la ricchezza disonesta e ingiusta, che è quella di questo mondo, se utilizzata per il bene, nel dono, conduce alla salvezza.
vv. 10-12: Gesù spiega che i beni di questo mondo non vanno demonizzati, ma vanno capiti per il valore che hanno. Sono detti “minimi”, sono “il poco” della nostra vita, ma noi siamo chiamati ad amministrarli con fedeltà e attenzione, perché sono un mezzo per entrare in comunione con i fratelli e quindi con il Padre.
v. 13: Gesù offre un insegnamento fondamentale: c’è un unico e solo fine nella nostra vita ed è Dio, il Signore. Cercare e servire qualche altra realtà significa diventare schiavi, legarci all’inganno e morire già da adesso.

c) Il testo:

1Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. 3L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. 5Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: 6Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. 7Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. 8Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
9Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
10Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. 11Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
13Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

3. Un momento di silenzio orante

Davanti alla Parola del Vangelo sento che sono chiamato sempre a rendere conto della mia “amministrazione”; la mia vita, fin nei suoi angoli più nascosti e personali viene scrutata con la lucerna della Legge, dei Profeti, dei salmi, dei Vangeli e degli scritti degli Apostoli. Non posso nascondermi, né fuggire, né fingere o mascherare ciò che è fin troppo conosciuto da mio Padre, che, con amore infinito, mi ha pensato e plasmato. Accolgo il silenzio di questo momento, di questo tempo sacro dell’incontro con Lui. Io, povero, senza moneta, senza possessi, senza casa e senza forza propria, poiché nulla viene da me, ma ogni cosa è da Lui, mi lascio raggiungere dalla sua ricchezza di compassione e di misericordia.

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XXVa Domenica del Tempo Ordinario

La odierna liturgia della parola ci invita a riflettere su questa domanda: chi è il vero discepolo? In particolare oggi possiamo chiederci: che tipo di rapporto deve intercorrere tra il discepolo e i beni terreni? Il racconto parabolico ci presenta un amministratore infedele che sperpera i beni che gli sono stati dati da amministrare. Il padrone, affidando i propri averi all’amministratore, gli dà fiducia e chiede fedeltà. Lo stesso padrone, rendendosi conto che la sua fiducia non è stata ripagata con la fedeltà, chiede all’amministratore di rendere conto della sua amministrazione. L’amministratore, messo alle strette, agisce in modo scaltro e disonesto. Ancora una volta usa beni non suoi per i propri scopi. L’evangelista Luca sembra enfatizzare il comportamento scandaloso dell’amministratore, addirittura lodato dal padrone stesso, nonostante sia stato defraudato ancora. Lo stupore aumenta quando leggiamo che Gesù in persona loda l’amministratore per la sua scaltrezza, per la sua rapidità nel preservare il suo futuro, non di certo per la disonestà.
Pensiamo ora a noi credenti: siamo scaltri nella nostra vita spirituale? Abbiamo una strategia dello spirito? Ognuno di noi vive il suo tempo ultimo, l’esistenza, la vita: siamo noi scaltri, utilizzando il nostro tempo per progredire – sotto l’influsso della grazia – nella fede, speranza e carità? Anche noi saremo chiamati a rendere conto della nostra amministrazione, di come avremo amato, di come avremo usato i nostri doni, di come abbiamo seguito il Signore: sentiamo l’urgenza di preservare il nostro futuro? È probabile, invece, che non abbiamo affatto una strategia dello spirito che ci permetta di crescere cooperando con la grazia divina, ma cadiamo nella tentazione di rapportarci alla vita di fede intendendola piuttosto come una permanente improvvisazione, senza punti fermi, senza carattere, senza un’identità. Cadiamo nella tentazione di vivere la nostra fede senza un’ossatura spirituale robusta e, quando saremo chiamati a rendere conto, non sapremo cosa fare, perché il rendere conto non si associa facilmente con l’improvvisazione. Dobbiamo invece, con l’aiuto di Dio, progredire nello spirito e le ricchezze possono ostacolarci ma anche aiutarci ad attuare questo movimento. La condivisione delle ricchezze, la capacità di non legare

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Adorazione Eucaristica

 

SS. Sacramento

Tutti i Giovedì

Chiesa Santa Maria delle Grazie

ore 16.00 - 19.00

Adorazione Eucaristica

Un momento privilegiato per riscoprire il valore della preghiera

e per vivere istanti di comunione davanti a Gesù Eucarestia

S.Messa

Lectio Divina
 
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