Parrocchia di Terme Vigliatore

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Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Terme Vigliatore
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Risultato Lotteria Festa Patronale 2014

1° Premio Biglietto n° 4395 vince un' Automobile Kia Picanto 1.0 5p Benzina Full Optional  garanzia 7 anni
Concessionaria Leon Car Srl - Barcellona P.G.  IVA e immatricolazione a carico del vincitore


2° Premio  Biglietto n°4993 vince un Viaggio a Pompei, Cascia, Assisi e  S. Giovanni Rotondo per due persone

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Lotteria 2014

 
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Programma Religioso Festa patronale 2014

SS Maria delle Grazie

DOMENICA 31 AGOSTO
Ore 10.00 S. Messa - Chiesa S. Maria delle Grazie.
Ore 16.00 Trasferimento dell'effige della Madonna per via Badia,
via Amendola, Ponte Termini per l’omaggio floreale.
Trasferimento dell'effige di S. Biagio attraverso Salicà.
Ore 18.00 S. Rosario e S. Messa presso l’Arena Marchesana.


DALL’ 1 AL 6 SETTEMBRE ESERCIZI SPIRITUALI PARROCCHIALI
Ore 08.00 Celebrazione delle Lodi ed esposizione eucaristica.
Dalle ore 09.00 alle ore 11.00 Confessioni.
Ore 11.30 Celebrazione dell’Ora media, Angelus e reposizione.
Ore 18.00 S. Rosario e supplica a Maria Santissima delle Grazie.
Ore 19.00 S. Messa.
Ore 21.30 Catechesi e celebrazione della Compieta.


DALL’ 1 AL 12 SETTEMBRE
Ore 18.00 S. Rosario e supplica a Maria Santissima delle Grazie.
Ore 19.00 S. Messa.


SABATO 13 SETTEMBRE STORICA FIERA DI TERMINI
Ore 07.30 S. Messa e benedizione della Fiera.
Ore 09.30 / 11.00 / 19.00 S. Messa.


DOMENICA 14 SETTEMBRE ESALTAZIONE DELLA S. CROCE
Ore 19.00 S. Messa. Ostensione della reliquia della S. Croce e benedizione del basilico.


LUNEDI 15 SETTEMBRE

SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE,
CELESTE PATRONA DI TERME VIGLIATORE
Ore 07.30 / 08.30 / 09.30 / 11.00 Celebrazione eucaristica.
Ore 16.30 Processione con la venerata immagine della Madonna lungo il tradizionale percorso.
Ore 21.00 S. Messa - Parco dei Benedettini.


LUNEDI 22 SETTEMBRE OTTAVA DELLA FESTA PATRONALE
Ore 19.00 S. Messa e consegna dei premi. Segue benedizione della statua di Cristo Risorto posta sul sagrato della chiesa dei Benedettini.


MARTEDI 23 SETTEMBRE S. PIO DA PIETRELCINA
Ore 18.30 S. Rosario e S. Messa Chiesa S. Maria delle Grazie.

 

 
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Orario  delle SS. Messe

orarimesse


FESTIVI

ore 10.00 S. Maria delle Grazie

ore 19.00 Chiesa dei Benedettini


ore 20.15 S. Maria delle Grazie

FERIALI

ore 19.00  Chiesa dei Benedettini


SABATO

ore 09.30 Cappella SS.Crocifisso (cimitero)


ore 19.00  Chiesa dei Benedettini


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Lectio Divina 

Domenica 21 settembre  2014 - Tratto dal sito  dell'Ordine dei Carmelitani

Parabola degli operai mandati nella vigna - La gratuità assoluta dell’amore di Dio
Matteo 20, 1-16

1. Orazione iniziale

O Padre, il tuo Figlio Gesù, che tu hai donato a noi, è il nostro regno, la nostra ricchezza, il nostro cielo; Lui è il padrone della casa e della terra in cui noi viviamo ed esce continuamente a cercarci, perché desidera chiamarci, pronunciare il nostro nome, offrirci il suo amore infinito. Non potremo mai ripagarlo, mai ricambiare la sovrabbondanza della sua compassione e misericordia per noi; possiamo solo dirgli il nostro sì, il nostro: “Eccomi, io vengo”, o ripetergli con Isaia: “Signore, eccomi, manda me!”. Fa’, ti prego che questa parola entri nel mio cuore, nei miei occhi, nelle mie orecchie e mi cambi, mi trasformi, secondo questo amore sorprendente, incomprensibile che Gesù mi sta offrendo, anche oggi, anche in questo momento. Conducimi all’ultimo posto, al mio, quello che Lui ha preparato per me, là dove io posso essere veramente e pienamente me stesso. Amen.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto:

Questo brano ci pone all’interno della sezione del Vangelo di Matteo, che precede direttamente i racconti della passione, morte e risurrezione di Gesù. Questa sezione inizia in 19, 1, dove si dice che Gesù lascia definitivamente il territorio della Galilea per recarsi nella Giudea, dando inizio al suo cammino di avvicinamento a Gerusalemme e si conclude in 25, 46, col quadro sulla venuta e il giudizio del Figlio di Dio. Più in particolare, il capitolo 20 ci colloca ancora lungo il percorso di Gesù verso la città santa e il suo tempio, in un contesto di ammaestramento e di polemica con i sapienti e i potenti del tempo, che egli realizza attraverso parabole e incontri.

b) Per aiutare nella lettura del brano:

20, 1a: Con le prime parole della parabola, che sono una formula di introduzione, Gesù vuole accompagnarci dentro il tema più profondo di cui intende parlare, vuole aprire davanti a noi le porte del regno, che è Lui stesso e si presenta quale padrone della vigna, che ha bisogno di essere lavorata.
20, 1b-7: Questi versetti costituiscono la prima parte della parabola; in essa Gesù racconta dell’iniziativa del padrone della vigna per assumere gli operai, descrivendo le sue quattro uscite, nelle quali ingaggia gli operai stabilendo un contratto e l’ultima uscita, ormai alla fine della giornata.
20, 8-15: Questa seconda parte comprende, invece, la descrizione del pagamento agli operai, con la protesta dei primi e la risposta del padrone.
20, 16: Infine viene riportata la sentenza conclusiva, che fa inclusione con 19, 30 e che rivela la chiave del brano e l’applicazione: quelli che nella comunità sono considerati ultimi, nella prospettiva del regno e del giudizio di Dio, saranno i primi.

c) Il testo:

20, 1a: Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa…
20, 1b-7: …che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
20, 8-15: 8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dá loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: 12Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. 15Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
20, 16: Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.

3. Un momento di silenzio orante

Signore, ho ascoltato la tua voce, la tua parola; ora voglio tacere, con il cuore e con la mente, perché solo nel silenzio si realizza il vero ascolto, che cambia la mia vita, dal di dentro, dalle profondità. Aiutami, o Dio nascosto, Dio silenzioso e amoroso. Questo silenzio mi conduca nel tuo regno, nella tua casa, nella tua vigna, là dove l’unica ricompensa desiderata e bramata lungo tutta la giornata, tutta la vita, sei Tu stesso.

4. Alcune domande

Voglio di nuovo pormi in un contatto intenso e forte con la tua Parola, Signore; rileggo il brano, più lentamente, soffermandomi sulle parole, le espressioni, i versetti. Cerco di porre i miei pensieri, i miei sentimenti, il mio modo di comportarmi, di vivere in un confronto sincero e aperto con quanto tu mi dici, oggi; interrogo la mia vita, rispondo, getto ponti verso una vita nuova, fondata sul tuo modo di pensare e di amare.

a) Questo brano si apre con una particella connessiva, “infatti”, che è molto importante, perché mi rimanda al versetto che precede (Mt 19,30), dove Gesù afferma che “i primi saranno ultimi e gli ultimi primi”, con le stesse parole che ripeterà alla fine di questa parabola.

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XIIIa Domenica del Tempo Ordinario

L’esortazione alla correzione fraterna è il tema che attraversa tutta la Liturgia della Parola di questa domenica. La radice di questo invito, che Gesù ci rivolge nel Vangelo di Matteo, consiste nel primato della comunione che è la regola massima delle relazioni all’interno della comunità cristiana. Non si tratta tanto di uno strumento giuridico per risolvere eventuali disguidi e né bisogna pensare ad una situazione in cui regna un clima di sospetto e in cui ciascuno aspetta le cadute dell’altro per richiamarlo. Al contrario, vi è qui l’invito a investire in relazioni fraterne: prendere coscienza che siamo Chiesa, l’unica famiglia di fratelli in Cristo e, perciò, bisogna che ci soccorriamo e aiutiamo vicendevolmente. La radice di tutto, allora, è la comunione ecclesiale che deve diventare un sentire interiore e uno stile di relazione.
Non è un caso che il Vangelo odierno è anticipato dall’immagine del pastore che va in cerca della pecorella smarrita e da queste parole: “Dio non vuole che nemmeno uno di questi piccoli si perda” (Mt 18,13). Dunque, Gesù ci sta invitando a vivere nella Chiesa – e a partire da essa anche nella quotidianità – relazioni che non siano improntate né alla chiusura egoistica e né, tantomeno, al continuo scambio di accuse e al “dito puntato” per gli errori dell’altro. Bisogna invece superare gli errori e rialzare il fratello con lo stesso amore misericordioso di Dio. Se Dio va in cerca della pecora smarrita, tu fai lo stesso: va’ in cerca del fratello, interessati di lui, prenditi cura del suo cammino, promuovi la sua bellezza, sii attento ai suoi errori non per umiliarlo ma per ammonirlo con dolcezza e rialzarlo. La volontà del Padre che la Chiesa deve anzitutto realizzare è questa: che nessuno vada perduto, che i figli siano radunati nel Corpo di Cristo, che sia spronato, accompagnato e aiutato chi si smarrisce.
Generalmente, l’attuale mentalità culturale che ci pervade e che talvolta fa breccia anche nelle nostre Chiese, ci vuole convincere che non dobbiamo “interessarci” alla vita degli altri. Questo messaggio, soprattutto oggi, è travestito di molte buone intenzioni: il rispetto della privacy, la libertà dell’altro, la discrezione, la tolleranza. Dietro queste parole, tuttavia, spesso si nasconde un’interpretazione individualista della nostra vita e si corre il rischio, perfino dentro la comunità cristiana, di essere tante piccole isole, ciascuno chiuso nel suo mondo. La Liturgia di questa domenica, invece, ci dice che siamo legati l’uno all’altro. Che l’altro è mio fratello e non posso disinteressarmi di Lui. Che quando un fratello sbaglia ed esce fuori strada, devo interessarmi di Lui e prendermi a cuore la sua situazione. E’ bello poter pensare che, per quanto riguarda le relazioni umane ed ecclesiali, la fede cristiana è interesse: essere in mezzo, partecipare, prendere parte e, perciò, sentire che sono intessuto con la vita dell’altro.
Un’eco di tutto ciò è la Parola di Ezechiele: ti ho posto come una sentinella per il tuo fratello. Come uno che vigila, che si prende cura, che custodisce l’altro dall’errore. Addirittura, in questa comunione d’amore, del male di un fratello ciascuno di noi è responsabile se non abbiamo fatto di tutto per ammonirlo, ascoltarlo, consigliarlo e incoraggiarlo.
Papa Francesco, in una delle sue omelie feriali a ridosso della visita fatta a Lampedusa, ci ha ammonito con fermezza: “guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto”.

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