Parrocchia di Terme Vigliatore

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IV Domenica del Tempo di Avvento

In questa quarta domenica di Avvento pregustiamo i momenti del Natale. Fra tre giorni è il Natale del Signore!
Il Natale è un dono di Dio, che ci permette di fare un passo avanti nel nostro cammino di credenti. Essere credenti significa essere uomini e donne abitati dalla fede. Come ci ricorda l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Romani, egli si sente inviato per “suscitare alla obbedienza della fede” (Rm 1,5). L’obbedienza della fede non nasce da un mero obbligo, che condiziona qualcuno a credere, ma dall’ascolto della Parola del Vangelo, che ci aiuta a comprendere le Scritture e ci rivela chi è veramente il Cristo, il Figlio, nato da Maria, per opera dello Spirito Santo.
La fede nasce dall’ascolto e l’ascolto profondo diventa accoglienza, dalla quale procede il comprendere con l’intelligenza, lo scegliere nella libertà e l’aderire con la volontà. La prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, ci presenta il re Acaz, che presume di avere le risposte dentro di sé, per governare il popolo di Israele, e, nel non voler chiedere un segno da Dio, si giustifica, affermando di non volerlo tentare. Questo brano del profeta mette in luce come Acaz, in realtà, non voglia fidarsi di Dio, avendo fede solo di se stesso! Ma Dio, non per questo, lascerà senza segni il suo Popolo, “una vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14).
Il Vangelo di questa domenica ci accompagna ad incontrare lo sposo di Maria, Giuseppe.
Anche Giuseppe è tentato di rivedere il progetto della sua vita, interpretandolo solo dal suo punto di vista; egli è indotto a pensare di sciogliere la promessa di matrimonio con Maria, perché incinta di un bambino che non è suo. Questo inatteso concepimento, avvenuto prima che Giuseppe e Maria andassero a vivere insieme, determina il pensiero di Giuseppe di annullare il matrimonio con Maria.
Giuseppe però prova amore così grande e delicato per Maria, che non vuole denunciare il fatto, per non esporre Maria alle conseguenze della legge sull’adulterio e, conseguentemente, alla lapidazione, ma decide nel suo cuore di sciogliere questo impegno preso tra le due famiglie. Giuseppe angustiato e dispiaciuto, è abitato dall’amarezza per tutti questi pensieri, che gli sconvolgono la sua vita, i suoi progetti, il suo amore per Maria, il suo desiderio di paternità, la costituzione della sua nuova famiglia, i suoi sogni…
Proprio mentre tutto sembra svanire, un Angelo del Signore, in sogno, svela a Giuseppe il mistero nel quale è immersa la sua vita e la sua storia. L’Angelo accompagna Giuseppe a vedere con gli occhi della fede quel che è accaduto a Maria, che è la Vergine annunciata dalle Scritture, la quale darà alla luce l’atteso, “l’Emmanuele, il Dio con noi”.
Tre passi sulla via della fede vengono chiesti a Giuseppe: “(1) non temere di prendere con te Maria, tua sposa, (2) il bambino generato in lei viene dallo Spirito Santo, ella darà alla luce un figlio e (3) tu lo chiamerai Gesù”.
L’invito dell’Angelo invita innanzitutto (1) a non temere ed a fidarsi di Dio, accogliendo Maria come sposa, poi (2) a riconoscere che il concepimento della vergine Maria è avvenuto per opera di Dio, nello Spirito Santo, infine, a comprendere (3) che il suo ruolo di sposo di Maria e di capo-famiglia gli dà il diritto/dovere di riconoscere il bambino e di dargli il nome, Gesù.
Giuseppe, uomo giusto, come dice il Vangelo di Matteo, è invitato ad avere fede e a fidarsi del progetto di Dio, nel quale anche lui ha un posto, un ruolo preciso. Giuseppe ci insegna a non dubitare di Dio, perché Dio non si dimentica di nessuno e per tutti ha un progetto che conduce alla pienezza di vita e di felicità, anche se può passare attraverso il sacrificio, o anche la sofferenza, di crescere, di vivere e di credere secondo i tempi ed i modi di Dio e non secondo i nostri.

Come Maria, anche tu Giuseppe sei beato, perché hai creduto!

Tratto dal sito Clerus.org

 


 

L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi,L’annuncio che da duemila anni risuona nella Chiesa ed attraversa i secoli, oggi, Solennità di tutte le solennità, ci raggiunge vittorioso e sfida le nostre esistenze. La novità della Risurrezione, che celebriamo, è talmente grande che nessuna parola può né definirla né esaurirla. Essa è “salvezza” e “liberazione” dalla schiavitù; “luce”, che splende nuova, per non spegnersi più; “vita” che sconfigge la morte; “canto nuovo”, che sorge sulle labbra del Vincitore e si diffonde nell’intero universo.
Come questo annuncio entra nella storia per la prima volta?
Dalle pagine del Vangelo, sappiamo che esso si è posto davanti ai discepoli – e quindi davanti a noi – come un “fatto”, pertanto come qualcosa di assolutamente reale, anzi “più reale” perfino dell’impressione che aveva lasciato agli Apostoli l’aver visto il loro Signore morire in Croce.
Eppure questo “fatto” sfugge ad ogni umana “misurazione”.
Dalle pagine del Vangelo, emerge come la Risurrezione di Cristo costituisca, per i Suoi discepoli, qualcosa di radicalmente inimmaginabile e inatteso. Solo nella Beata Vergine Maria, la fede non si è mai spenta, né affievolita.
Cristo, che era morto per noi «mentre eravamo ancora peccatori» (cf. Rm 5,8), è risorto dai morti, mentre i Suoi amici più cari erano ostaggio dello sconforto, vinti dallo scandalo della morte e in preda alla “smemoratezza”, all’assenza di memoria.
Questa “incapacità” di ammettere la reale possibilità della Risurrezione, tuttavia, non era dovuta fondamentalmente al peccato o al poco amore per Cristo. Maria Maddalena, infatti, amava tanto il Maestro che, il mattino di Pasqua, si era recata al sepolcro – recita il Vangelo – «quando ancora era buio» (Gv 20,1).
Pietro aveva pianto il proprio tradimento e se ne era profondamente pentito, al punto che si trovava in compagnia del discepolo che Gesù amava, Giovanni, quando Maria Maddalena li raggiunse per annunciare che il Signore non era più nel sepolcro.
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte! dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
Giovanni stesso, era il solo, insieme alla Madre di Dio, ad aver resistito sotto la Croce, in uno stabat che attraverserà i secoli! Eppure quella novità, la novità assoluta della Risurrezione, coglierà impreparato anche lui.
La Risurrezione è un “fatto”, quindi, ma che non assomiglia a nessun altro fatto mai accaduto nella storia. Essa si pone come il “completamente nuovo”, che muove i primi passi in un modo discreto, senza “imporsi”, ma divenendo salutare provocazione, come nulla mai prima, per la libertà e per l’intelligenza umane.
È un “fatto”, che non obbedisce alle leggi della natura, nelle quali tutti gli altri fatti sono come compresi e contenuti.
I discepoli, giunti trafelati, dopo l’annuncio della Maddalena, vedono anzitutto il sepolcro vuoto, e in esso i teli, che avevano avvolto il Corpo del Maestro, adagiati su se stessi, senza alcun segno di violenza o manomissione, ed il sudario «avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,8). Era evidente che il Corpo del Signore non era più lì, ma anche che non era stato mai “tolto” da lì. Cristo non ha abbandonato il proprio Corpo, non ha deciso di fare a meno della nostra materialità e di aspettarci così “solo spiritualmente”, oltre le barrire della vita, ma si è come “ripreso” il Corpo ed ha iniziato ad abitare, in modo nuovo, questo spazio e questo tempo, andando oltre lo spazio ed il tempo.
Egli che, nel Seno del Padre abbracciava tutta la realtà – quella realtà che era stata creata per mezzo di Lui –, dopo essere “entrato” in questa realtà come Uomo, ed essersi sottomesso ad essa, al punto da condividere con noi la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore e persino la morte, fa sua ora tutta la realtà “dal di dentro”: la supera e la abbraccia al contempo.
Questo “qualcosa di nuovo”, quindi, è un fatto ed è un fatto incredibilmente vivo! Infatti, dal mattino di Pasqua, volendo farsi riconoscere “attraverso” i Suoi discepoli, li raggiunge tutti: apre gli occhi di Pietro e Giovanni al sepolcro; chiama per nome la Maddalena e la invia agli altri; compare a Pietro e agli Apostoli, e mangia con loro, dopo aver mostrato i segni dei chiodi; si fa compagno di strada dei discepoli in cammino verso Emmaus.
Seguiamo questo annuncio fin dentro il cuore della Chiesa, e attendiamo, fiduciosi e mendicanti, che Egli si faccia riconoscere anche da noi, dalla nostra libertà ferita e bisognosa di speranza. Questo vuole il Risorto, incessantemente, per ciascuno.
Ci insegni a vedere Cristo Vivo la Beata Vergine Maria, che per prima ha incontrato il Figlio Risorto e che, unita a Lui, non ha mia conosciuto la corruzione del sepolcro. Gesù e Maria - e noi con loro - annunciano al mondo che la Vita ha vinto per sempre la morte!
 

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